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In questa pagina puoi trovare alcune classiche
passeggiate da effettuarsi nel Trentino

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Passeggiate : 7


Laghetti glaciali del Mandrone (Adamello)

Un severo balzo di 800 m. porta, dalla Val di Genova, ad una piana di rocce granitiche levigate, in vista della vedretta del Mandrone. La distesa di morene reca i segni di una glaciazione scomparsa di recente (nelle iconografie di un secolo fa la lingua del ghiacciaio arrivava fino al rifugio Bedole, sul fondovalle). Sono rimasti nella zona numerosi laghetti glaciali, che riflettono nello specchio luminoso delle loro acque le lontane cime delle Lobbie in delicate, fragili immagini che il vento dei ghiacciai presto sconvolge. Prima di giungere ai laghetti, na gradita visita al rifugio Mandrone, posto su un balcone solatio, sempre affollato da comitive eterogenee e festose di turisti, che si mescolano agli alpinisti che effettuano affascinanti salite e traversate nell'Adamello. Tra la bellezza della natura, un'umile testimonianza di un crudele passato dell'uomo: resti di fortificazioni del primo conflitto mondiale e un piccolo cimitero di guerra, di fronte alle nevi eterne, con le lapidi mute nei loro nomi ormai scoloriti, che diventano oggi eloquenti moniti di pace.

Accesso :
Da Pinzolo in Val Rendena. Si percorre la Val di Genova con l'automobile o con il servizio navetta fino al rifugio Bedole. Di quì il sentiero n.12 porta a superare un erto zoccolo, poi, con panoramica traversata, fino ai esti di opere militari e al piccolo cimitero di guerra poco discosto dal sentiero, indi in breve al rifugio Mandrone, in prossimità del lago Mandrone e di altre pozze glaciali.

Discesa : dalla stessa
Quote : Rifugio Bedole m 1700; rifugio al Mandrone Città di Trento m. 2449

Dislivello : m. 800 circa:
Punti di appoggio : Rifugio Bedole e rifugio Mandrone Città di Trento
Tempi : la salita richiede 3 ore circa

Difficoltà :
gita di alta montagna, che però non presenta particolari difficoltà


Data inserimento : 02/08/2002


Festa - Corna Piana - Bocca di Navene - Monte Altissimo - Monte Varagna

Comuni : Bretonico - Nago Torbole, accesso : Festa
Lunghezza Km24, dislivello mt 1194, quota massima mt 2079 (monte Altissimo)
tempo di percorrenza : 1° gg ore 3.45; 2° gg ore 3.00 (salita) - ore 2.00 (discesa)
sentieri N. 624-650-651-624/1.
Rifugi : D.Chiesa, Rifugio Graziani, Rifugio Fos-ce.

Percorso:
1° gg: Festa. Malga Campei di sotto, Malga Campo, Rifugio ristorante Graziani, Corna Piana, Rifugio Fos-ce. 2° gg: Rifugio Fos-ce, Bocca di Navene, Lastè di Tolghe, Monte Altissimo, Monte Varagna, Malga Campei di sopra, Malga Campei di sotto, Festa Itinerario L'itinerario parte dai Piani di Festa, proseguendo sulla strada forestale per Bordina e quindi a circa m 300 dall'inizio della strada suddetta, sentiero a sinistra (m 624) che risale attraverso il bosco fino a Malga Campei di Sotto, si attraversa (sentiero n. 650), ancora il bosco per arrivare in località Penege, ove il sentiero passa in mezzo a pareti rocciose e prati in forte pendio fino a Malga Campo. Quindi mediante comoda strada pianeggiante si arriva al rifugio Graziani, si risale con breve sentiero fino alla Corna Piana che si attraversa fino alla sommità. quindi si inizia la discesa verso Malga Bes e successivamente al Rifugio Fos-ce. Il percorso prosegue il secondo giorno dal Rifugio Fos-ce risalendo verso il Rifugio Graziani, quindi discesa verso Bocca di Navene ove nei pressi della baracca in lamiera a servizio della S.P., inizia il sentiero (n. 651) denominato "Lastè di Tolghe" che risale a zig zag, in parte attraverso il bosco fino al rifugio D.Chiesa sul Monte Altissimo. Si inizia poi la discesa (n 632) verso il Monte Varagna scendendo ancora (n 624) si lascia a destra la suggestiva Val del Parol quindi si arriva a Malga Campei di Sopra. Mediante breve e panoramico sentiero si scende fino a Malga Campei di Sotto e quindi attraverso il bosco si arriva ai Piani di Festa.

Itinerario:
L'itinerario parte dai Piani di Festa, proseguendo sulla strada forestale per Bordina e quindi a circa m 300 dall'inizio della strada suddetta, sentiero a sinistra (m 624) che risale attraverso il bosco fino a Malga Campei di Sotto, si attraversa (sentiero n. 650), ancora il bosco per arrivare in località Penege, ove il sentiero passa in mezzo a pareti rocciose e prati in forte pendio fino a Malga Campo. Quindi mediante comoda strada pianeggiante si arriva al rifugio Graziani, si risale con breve sentiero fino alla Corna Piana che si attraversa fino alla sommità. quindi si inizia la discesa verso Malga Bes e successivamente al Rifugio Fos-ce. Il percorso prosegue il secondo giorno dal Rifugio Fos-ce risalendo verso il Rifugio Graziani, quindi discesa verso Bocca di Navene ove nei pressi della baracca in lamiera a servizio della S.P., inizia il sentiero (n. 651) denominato "Lastè di Tolghe" che risale a zig zag, in parte attraverso il bosco fino al rifugio D.Chiesa sul Monte Altissimo. Si inizia poi la discesa (n 632) verso il Monte Varagna scendendo ancora (n 624) si lascia a destra la suggestiva Val del Parol quindi si arriva a Malga Campei di Sopra. Mediante breve e panoramico sentiero si scende fino a Malga Campei di Sotto e quindi attraverso il bosco si arriva ai Piani di Festa.

Caratteristiche:
La varietà degli ambienti attraversati dall'itinerario permette di osservare buona parte della flora del Monte Altissimo. Poco distanti da Festa, da ammirare i graffiti preistorici e le varietà di vita della faggeta baldense. Fuori dal bosco, l'orizzonte si apre nei pascoli della Malga Campei di Sotto, al centro di una ridente conca verde. Il percorso sotto le creste fa mantenere il fiato sospeso fin sotto la Prea de Camp, spuntone roccioso a strapiombo sull'erto pendio. Approdati alla conca di Campo, si può gettare lo sguardo su San Giacomo, l'altopiano e la Valle dell'Adige. Le marmotte  popolano tutta l'area nei pressi della malga. Il cammino pianeggante, agliando tutto il versantee dell'Altissimo, favorisce l'osservazione di fiori, rilievi, forme di vita.Davanti agli occhi la elegante Corna Piana e la corona dei Bes. Lassù le suggestioni floreali ,mille colori e odori inebriano l'escursionista. Il rifugio Fos-ce, antica malga, è situato su un promontorio affacciato sulla Valle dell'Aviana. Ripreso il cammino, dopo aver sostato una notte tra le suggestioni della natura e i sapori della cucina alpina, nei pressi di Malga Canalece si scoprono i ruderi del vecchio Rifugio Graziani. A Bocca di Navene si gode uno spettacolo di colori e paesaggi versoo il Garda e il porto di Riva. Se si opta per la variante attraverso Malga Tolghe, si colgono le peculiarità del tipico bosco di faggio baldense. Sulle rupi della cresta panoramica del Lastè di Tolghe è presente e a tratti abbondante la splendida e rarissima Saxifraga tombeanensis (in fiore tra la fine di maggio e la metà di giugno). Oltre a questo endemismo, si scorgono i buplerum petraeum e il Raponzolo di roccia, accompagnati da altre pregevoli specie rupicole. Al centro della conca in quota è possibile osservare la piccola bocca sempre innevata della busa Brodeghera, profonda fenditura nella terra, dove sono stati rinvenuti i resti di un essere umano dei primi secoli avanti Cristo. Prima di raggiungere la via che conduce a Cima Altissimo, si percorrono gli interessante resti di una vecchia stradina militare. In vetta il panorama si allarga, fino a cogliere scenari amplissimi sul Lago di Garda, su mille rilievi alpini, sulla Pianura Padana, addiritura sull'Atlantico. Dal Varagna, autentico balcone sul lago, segnato dalle fortificazioni militari, si ammira la selvaggia Val del Parol, verdeggiante e ricca di aspetti caratteristici. Su una piccola terrazza subito a valle, sorgono alcuni antichi ricoveri diroccati di pastori, autentiche bellezze architettoniche, per la loro straordinaria costruzione a secco in pietra. Nei pressi è possibile raggiungere, verso il centro della depressione della Val del Parol, l'apertura di una delle più grandi e interessanti cavità naturali del Trentino. Nuove suggestioni sono offerte sulla via del ritorno a Festa.


Data inserimento : 02/08/2002


Lago di Tovel

Gruppo di Brenta

Anche se ha perso la colorazione che lo rendeva un'attrattiva unica al mondo, questo lago è ancora «un ambiente di suadenti e irresistibili richiami, è poesia potente e solenne, spettacolo singolare e misterioso. In questa sontuosa piega di terra trentina, quando il silenzio dilaga, l'uomo è ansioso del meglio e valica il suo tempo in felicità di respiro». Giuliana Andreotti 1984.
La colorazione rossa era dovuta ad un'alga unicellulare delle Peridinee, il Glenodinium sanguineum. La proliferazione di milioni di individui, favorita nei mesi estivi dalla temperatura, dava luogo a grandi addensamenti di alghe che, spinte dalla brezza, venivano convogliate nel bacino sud-occidentale del lago, provocando una colorazione rosso vivo. Turbative del delicato equilibrio idrobiologico, correlate con eccesso di presenze umane sulle sponde, provocarono la scomparsa del fenomeno, che oggi ammiriamo solo in fotografia! Vorremmo però condividere l'ottimismo di alcuni studiosi che sperano nella riapparizione dell'alga, allorché si saranno ripristinate le condizioni favorevoli al suo sviluppo.

Itinerario:
Da Tuenno m. 645 in Vai di Non si percorre la valle di Tovel, passando per una interessante frana di marocche fino a giungere al posteggio poco sotto il lago. Al lago è stato inaugurato nell' estate 1986 il Centro Visitatori, allestito dal Museo Tridentino di Scienze Naturali.

Segnaletica per il giro del bacino lacustre, con sentiero in alcuni punti attrezzato.

Passeggiata con dislivello insignificante, da compiersi comodamente in 1 ora.

LAGO DI TOVEL m. 1178

Per andare alla sezione album, CLICCA QUI


Data inserimento : 26/09/2003


Madonna della Corona

Monte Baldo

l pellegrini spendono energie e tempo in viaggi anche faticosi per raggiungere luoghi di culto lontani, situati spesso in località di difficile accesso, talvolta arroccati su rupi impressionanti. Esprimono così, anche inconsciamente, il significato prettamente spirituale dell'andare insieme verso una mèta, abbinando impegno fisico e testimonianza di fede. La salita al santuario della Madonna della Corona comporta il superamento di un buon dislivello, con un percorso lungo, ma gratificante anche sotto il punto di vista paesaggistico e panoramico.
Lungo la scalinata, si nota un altare di antica fattura, ricavato in una nicchia rocciosa, che ricorda la pietà dei nostri antenati: meno distratti e superficiali di noi, sentivano più profondamente la presenza della divinità nel contesto della vita e della natura. Si giustificano così le leggende che fiorirono attorno ad ogni santuario. Qui si venera la statua della Madonna della Pietà, sparita da Rodi all'arrivo dei Turchi e comparsa sulle pendici del Baldo, dove la Vergine manifesto la volontà che ivi sorgesse una cappella. La chiesa, ricavata in parte nella roccia, fu iniziata nel sec. XVI e più volte rimaneggiata e restaurata.

MADONNA DELLA CORONA m. 774

Nota:
Inseriamo nella scelta delle escursioni la salita a questo santuario, perché è una mèta molto cara ai fedeli trentini, che vi salgono ancora numerosi, seguendo l'antico sentiero che dal fondovalle porta al santuario costruito a ridosso della roccia, tanto da sembrare inaccessibile a chi lo osserva dalla Vallagarina.

Accesso:
Da Brentino, pochi chilometri a sud di Peri in Vallagarina, seguendo la segnaletica, per facile, panoramico sentiero-scalinata (456 scalini), si giunge in un paio d'ore al santuario, vicino al paese di Spiazzi Veronese. Si può accedere in automobile al santuario da Caprino Veronese.

Quote:
Brentino m. 178; santuario Madonna della Corona m. 774; Spiazzi Veronese m. 862.

Dislivello: m. 600 circa.


Data inserimento : 26/09/2003


Passeggiata archeologica

Cavedine - Alto Sarca

Il percorso intorno al Dosso Lorenzo di Cavedine si snoda in mite paesaggio rurale alla scoperta di alcune testimonianze archeologi che «minori ma non prive di significato, rese suggestive proprio dall'ambiente in cui risultano inserite», come recita la tabella esplicativa - posta all'inizio del sentiero - che l'Ufficio Tutela Archeologica della Provincia Autonoma di Trento ha allestito per la divulgazione archeologica.
La Fontana romana, cui si accede per scalinata scavata nella roccia, sempre ricca di acqua limpidissima che filtra dalle falde freatiche, è il primo interessante documento che viene proposto.
Si sale poi alla «Cosina», cavità che, secondo la gente del luogo, serviva ai pastori come cucina, mentre si è rivelata agli archeologi una grotta sepolcrale. Infine, al bivio con la strada romana per Lasino, la «Carega del Diaol» o «Trono della Regina»: incavo di roccia con epigrafe funeraria latina dettata da un certo Publio Liamno ,in onore dei Mani, per sè e per la moglie Prima Liberta.

Itinerario:
Dalla chiesa di Cavedine m. 534, passato un lungo caratteristico «volt», segnaletica. L'escursionista è guidato da tabelle esplicative molto esaurienti. Il percorso si compie in un'ora e mezzo circa. Si può allungare l'itinerario percorrendo la strada romana fino a Lasino.

Nota:
Tra le numerose attrattive naturalistiche della zona ricordiamo il sentiero geologico «Antonio Stoppani» (l'abate che studiò per primo i fenomeni glaciali del Vezzanese), allestito dal Museo Tridentino di Scienze Naturali nel parco glaciale del monte Castion di Vezzano. L'itinerario porta ad ammirare da vicino una decina di marmitte dei giganti; si può scendere in una di esse grazie ad una scaletta di ferro. Sul fondo si vedono ancora i ciottoli trapanatori che formarono questa enorme cavità, rotolando, spinti dalle acque di scioglimento dei ghiacciai.
Accesso dal centro del paese di Vezzano, segnaletica sul posto.

Tempo di percorrenza: un paio d'ore.


Data inserimento : 26/09/2003


Le Piramidi di Segonzano


Chiamate localmente  "Omeni de Segonzan", sono visibili già dalla strada della Valle di Cembra all'altezza del ponte sul torrente Regnana, e sono oggi facilmente accessibili grazie ad un sentiero allestito dall'Azienda Autonoma della Valle di Cembra in collaborazione col Comune di Segonzano, per valorizzare questo monumento della natura. La bacheca del piccolo "parco naturale" che illustra il giro panoramico delle piramidi e le tabelle esplicative dislocate lungo il sentiero invitano il turista a prendere cognizione del fenomeno anche sotto il punto di vista geologico. I depositi morenici, nei quali si formano le piramidi, sono compatti, ma anche facilmente erodibili dalle precipitazioni atmosferiche che li solcano in lame, vallecole, fessure; solo là dove un masso di ampie dimensioni limita l'azione dell' acqua, si salva dalla disgregazione la colonna di detriti sottostante, che prende la bella forma di piramide ricoperta da un cappello. Una delle tabelle ricorda che alluvioni e terremoto tormentarono la precaria geologia del luogo, causando un precoce decadimento di alcuni pinnacoli.I tempi di formazione delle piramidi sono geologicamente brevi  e si calcola che la loro vita duri un centinaio di anni. Dove il masso protegge lo zoccolo dalle precipirtazioni atmosferiche, la piramide può restare a lungo, ma poi è destinata anch'essa a ridursi ad un'esile stele e, infine, a detrio amorfo.La morfologia della valletta alpina lascia tuttavia supporre che altri depositi morenici subiranno lo stesso meccanismo d'erosione, per cui anche in futuro si creeranno nuovi ed eleganti pinnacoli, frutto dell'incessante evoluzione della superficie terrestre. Il visitatore si inoltra in una serie di formazioni che offrono scorci di grande effetto, sospreso ad ogni passo da nuove prospettive, mai spazio di un'esplorazione così affascinante. Al secondo gruppo di piramidi, il fiabesco castello di pietra che si intravede da lontano si rivela ben presto un aereo, fragile balcone su impressionanti abissi

Itinerario :
Sul versante sinistro della Valle di Cembra, all'altezza di Stedro, al ponte sul torrente Regnana, posteggio e tabellone esplicativo. Il sentiero conduce fin nel mezzo del fenomeno erosivo e termina all'area del pic-nic; di lì si sale in breve alla strada carrozzabile Stedro Quaras, che si segue sulla sinistra fino a Stedro, da dove si scende sullo stradone della Valle di Cembra, ritornando al posteggio.

Quote :
Ponte sul torrente Regnana m. 604; strada Stedro Quaras m. 800; dislivello : m. 200

Tempi :
L'itinerario merita di essere percorso con calma, con le deviazioni proposte, con soste nei punti panoramici e fotografici. In una mezz'ora si giunge alle prime piramidi;il giro completo richiede un paio d'ore.

Difficoltà :
E' pericoloso uscire dale transenne e sporgersi sulle esili creste o sostare sotto le piramidi.

Visita la sezione album presente in questo sito, dove troverai delle interessanti ed inedite fotografie scattate lungo il percorso. Per andare alla sezione album, CLICCA QUI

fotografia scattata dal sentiero sovrastante uno dei gruppo di piramidi


Data inserimento : 02/08/2002


La Valle dell'Orco

Trento

L'automobilista che sfreccia lungo la Valsugana non sospetta che a poche decine di metri dalla statale, oltre il tracciato della ferrovia, si nasconda una forra simile a quella vicina e ben più famosa di Ponte Alto: la valletta dell'Orco, piccolo, prezioso geotopo alle porte della città.
Fu scavata dal torrente Férsina, che ora l'ha abbandonata, negli strati di una formazione caratteristica detta «Scaglia rossa» per il colore e l'aspetto scaglioso. È profonda una quindicina di metri, lunga circa duecento. Alcuni resti di manufatti in pietra fanno supporre che servisse come luogo di ritrovo per i signori del '700. Chiusa tra alte pareti stratificate, solitaria, umida, buia, è allietata solo per pochi minuti al giorno dai raggi del sole, che si infrangono nelle cascatelle di liane e di felci che abbelliscono le rocce.

LA VALLE DELL'ORCO mt. 700

Accesso:
Da Trento si imbocca la statale della Valsugana; dopo due chilometri circa, in località Ponte Alto, posteggio. (Qui si può visitare, a pagamento l'interessantissimo Orrido, con ardita scala a chiocciola scavata nella roccia che porta fin sotto la cascata del Férsina). Si prosegue in direzione di Oltrecastello per un centinaio di metri, fino a trovare, sulla sinistra, una stradina che porta ad un gruppetto di case di campagna, dalle quali è possibile scendere nel canyon, chiedendo indicazioni e permesso di accesso ai residenti. In quindici minuti, con dislivello insignificante, si attraversa la campagna e si scende nella valletta. Si consiglia di compiere l'esplorazione con una certa cautela, perché il fondo è ingombro di detriti.

Nota:
Chi volesse compiere un'escursione più lunga nella zona, ritornato sulla strada, può proseguire, anche in automobile, fino a Oltrecastello, da dove si prende un sentiero segnalato a monte delle ultime case, che portano a Celva, Eremo, passo del Cimirlo m. 733. Qui si trova la segnaletica per il monte Celva m. 998: si sale fino alle ultime villette e al forte austriaco; la strada ora diventa sentiero, fino alla cima panoramica.

Dislivello: da Ponte Alto m. 600.

Tempi: un paio d'ore.


Data inserimento : 26/09/2003

 

Buon divertimento !!


 
 
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